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riale del 22 settembre 1889, ce
lebre storico nato a Firenze il 26
novembre 1869,
deceduto a Gerbido Torinese il
22 agosto 1918,
da cui avrà i figli,
Guglielmo, Giulio e Raffaella, e che attraverso il primogenito si giunge
agli attuali rappresentanti.
Enrichetta era donna
devota. Nelle mie ricerche
nell’Archivio Segreto Vaticano ho trovato una richiesta
di Oratorio Privato, luogo
sacro destinato al culto divino eretto nelle case private
a favore soltanto d’una famiglia, per il palazzo di Biella,
concesso a lei, marito e ai figli Guglielmo e Giulio; Raffaella non era ancora nata.
molto interessante.
Veduta del palazzo dei Ferrero della Marmora
a Biella (Italia)
In basso, le armi della famiglia
e la celebre sentenza del 1843
sul Principato di Masserano
Qualche nota araldica. Lo stemma dei Ferrero
è: d’argento, inquartato da
un filetto di nero, al I e IV al
leone d’azzurro, linguato, armato e membrato di rosso,
al II e III, all’aquila bicipite di
nero, coronata d’oro sulle
due teste, di nero, armata di
rosso (Ferrero), nel cuore,
bandato d’azzurro e d’argento, di sei pezze (Fieschi).
Tra le carte del già
citato incartamento presso
la Consulta Araldica, ho trovato il retro di una busta inviata da Tommaso, nella
quale si posso vedere vari
sigilli apposti su ceralacca
rossa. Interessante notare il
bandato dei Fieschi accollato alle croci mauriziana e
melitense. Non ha alcun valore questo reperto; mi piace immaginare il Barone
Manno intento a ritagliare
ciò che per uno studioso
della materia era invece
Cuadernos de Ayala 76 - OCT/2018 [16]
Lo stemma dei Mori
Ubaldini degli
Alberti è: Partito, nel primo
scaccato d’argento e di nero
(Mori Ubaldini); nel secondo
d’ azzurro, a quattro catene
moventi dagli angoli dello
scudo e legate in cuore da un
anello, il tutto d’argento (Alberti).
A Biella vi è lo
splendido Palazzo La Marmora, un edificio con corte
porticata e un ampio giardino-terrazza sulla città, frutto
di un graduale accorpamento avvenuto nei secoli e
ben leggibile nelle strutture;
ancor oggi conserva parte
dei tesori e degli antichi arredi di famiglia. Un altro palazzo, vera residenza della
famiglia a partire dal XVIII
secolo, è in Torino, in via
San Filippo.
Il testamento del
Principe di Masserano Carlo Ludovico, senza prole,
lasciava alla sorella primogenita Carlotta Margherita
sposata Rafelis di SaintSauveur la dimora torinese
detta Bonne Femme e l’usufrutto del castello di Gaglianico con tutti i beni,
mentre al cugino Carlo
Emanuele Ferrero della
Marmora toccavano il castello di Masserano con mobili, quadri, pertinenze e tutti
gli onori e le prerogative insieme al palazzo del Piazzo. Alla morte di Carlo Ludovico (1833) tra la Marchesa Rafelis e il Marchese
La Marmora si accese una
disputa concernente il titolo
principesco e il patronato
della Collegiata di Massera-
