TiamerosemprePieroAngela.pdf

Vista previa de texto
L'incertezza della paternità
110
ebrei, animisti e atei. È una pratica che si ritiene risalga
addirittura all'antico Egitto.
La cultura delle mutilazioni è così radicata nella mentalità
che la battaglia che certi governi africani cercano di condurre per
liberare la donna da questo tormento si scontra con forti
resistenze. Un Paese come il Burkina Faso, per esempio, ha
promulgato leggi, lanciato campagne, realizzato trasmissioni
televisive per combattere certe credenze e spiegare i danni
prodotti da queste pratiche disumane, mostrando ai notiziari
più seguiti anche le immagini scioccanti delle mutilazioni. il
primo impatto è stato molto forte, ma la campagna si è
scontrata con la resistenza, altrettanto forte, della tradizione
inculcata sin dall'infanzia: "Se infrangi le regole morirai!".
E poiché le giovani ragazze, con la scolarizzazione,
cominciavano a fuggire e a ribellarsi, la conseguenza è stata che i
genitori hanno cominciato a praticare le mutilazioni in età
sempre più precoce: non più alla pubertà, ma a 2-3 anni, o
addirittura a meno di un anno. "Così il dolore e il trauma non
saranno ricordati..."
In certi Paesi il governo ha vietato che operazioni del genere
fossero eseguite negli ospedali, poi ha dovuto fare marcia
indietro per evitare che le bambine finissero nelle mani delle praticone, con rischi ben immaginabili.
In questi ultimi anni si sono tenute varie conferenze
internazionali, in particolare al Cairo e in Kenya, con
dichiarazioni nelle quali decine di capi di Stato si impegnavano
a proibire nei loro Paesi queste mutilazioni. Ma passare dalla
teoria alla pratica è tutt'altro che facile.
Va detto che le mutilazioni avvengono oggi anche in Europa,
nelle comunità degli immigrati, cosa che mette in difficoltà le
autorità pubbliche, anch'esse divise tra l'istintiva repulsione ad
autorizzare tali pratiche e il timore che possano essere
compiute nella clandestinità, con gravi conseguenze per la salute
delle bambine.
In Italia si calcola che ogni anno ben cinquemila bambine
siano sottoposte a mutilazioni sessuali.
La cosa che colpisce è che le donne, vittime di queste pratiche,
sembrano accettarle come un rito necessario, anche se doloroso
111
e devastante. Esiste in proposito un documento che fa riflettere: è
un sondaggio realizzato nel corso di tre anni (1991-1993) nella
Regione Toscana su donne somale infibulate, per lo più colf. Una
delle domande era: "Lei si ritiene soddisfatta della propria vita
sessuale in base a criteri quali l'orgasmo?". La risposta è stata al 90
per cento: "Non soddisfatta". "Per quale motivo?" Risposta: 48
per cento, forti dolori durante il rapporto; 20 per cento, mancanza
di piacere; 32 per cento, odio per il rapporto sessuale.
Ma alla domanda: "Cosa farebbe se in Italia a sua figlia fosse
vietata questa operazione?", la risposta è stata: 70 per cento,
"La manderei a farla in Somalia"; 30 per cento, "La farei
operare di nascosto qui in Italia".
Questa apparente contraddizione trova la sua spiegazione in
un'altra risposta. "Che cosa penserebbe la sua comunità
d'origine se sua figlia non fosse operata?". Ecco le risposte: 20
per cento, "Che non è una buona musulmana"; 70 per cento,
"Che diventerà una donna facile"; 10 per cento, "Che non
proviene da una buona famiglia".
E le giovani, come la pensano? Va detto che queste
mutilazioni vengono fatte in grande maggioranza prima dei 10
anni, quindi si tratta di bambine non ancora in grado di reagire.
Ma se questo avviene quando sono più grandi, e soprattutto se
vivono all'estero, si rendono conto di quello che sta per accadere.
Ecco quello che ha scritto a un giornale un'adolescente africana
residente in Gran Bretagna: "Aiutatemi! Quest'estate vado in
vacanza in Sudan e so quello che accadrà: mi mutileranno! . . . ".
L'incredibile caso di Mukhtar Mai
Anche là dove queste mutilazioni non avvengono, esiste
comunque per certe ragazze l'ombra lunga di una tradizione
implacabile. Mi è capitato di leggere su un sito anonimo di
conversazione Internet l'appello di una ragazza egiziana che
viveva nel nostro Paese e che, in perfetto italiano, chiedeva
aiuto e consiglio, perché aveva conosciuto un ragazzo e perso la
verginità: "Se i miei vengono a saperlo mi ammazzano!".
Ma ci sono tanti altri casi sommersi, di una gravita estrema,
