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L'incertezza della paternità

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blemi: bisogna allargare questa via stretta che provocherebbe
difficoltà al passaggio del neonato, con il rischio di danni
cerebrali. Vista questa agghiacciante serie di pericoli, c'è quasi
da stupirsi che la mortalità da infibulazione non sia più alta. In
realtà, secondo alcuni, i dati sui danni provocati da questa
pratica rimangono il più delle volte nascosti.
Va detto che molte donne, al momento di sposarsi, o in vista
del parto, chiedono la defibulazione, cioè una riapertura
almeno parziale dell'orifizio che si ottiene con un'incisione della
cicatrice. Ciò permette di eliminare alcuni problemi cronici. Dopo
il parto, però, può seguire una reinfibulazione, richiesta dal
marito o dalla donna stessa. Ma questo riaprire e chiudere
compromette l'elasticità del perineo e può provocare danni
permanenti.
Come dicevamo, c'è anche un'altra grave mulilazione che
avviene insieme all'infibulazione, oppure separatamente: la
clitoridectomia. Cioè l'asportazione, sempre con il coltello o
con una scheggia di vetro, del punto più sensibile dell'organo
genitale femminile, quello che procura l'orgasmo.
Anche questa asportazione, totale o parziale, è praticata
senza anestesia ed è destinata a eliminare il piacere sessuale, e
quindi a rendere la donna meno incline ad avere rapporti
(naturalmente con altri uomini). Meglio una moglie frigida,
insomma, che una moglie adultera.
Non sono necessari commenti. Rimane però da chiedersi:
perché, visti i gravi rischi che comportano, tutte queste mutilazioni continuano a essere così diffuse? Perché le donne non si
ribellano? Le ragioni sono state ben studiate da medici, psicologi
e antropologi.
La forza dette tradizioni
La ragione principale dell'infibulazione, come è stato detto, è
di garantire la verginità delle ragazze, preservando la loro
castità fino al matrimonio. In numerosi Paesi la prova della
verginità fa parte integrante della transazione matrimoniale
(una sposa vergine viene pagata di più dallo sposo). La cosa

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paradossale è che la verginità, dal punto di vista anatomico, è
rappresentata dalla presenza dell'imene, una sottile membrana
che a volte, durante queste pratiche, viene rotta, provocando
così la perdita di quello che l'intervento deve preservare...
Esiste anche l'idea che le donne infibulate e mutilate nel clitoride migliorino il piacere e le prestazioni degli uomini (mentre,
interrogati in proposito, gli uomini ammettono che una donna
senza clitoride è meno eccitante perché più frigida). Ma circolano
anche altre credenze fantasiose: per esempio, che il clitoride
della donna uccida lo spermatozoo e che abbia il potere persine
di uccidere il primogenito durante il parto.
Il fatto è che su questa vicenda pesano moltissimo non solo le
leggende ma soprattutto le tradizioni, che rendono queste
pratiche dei veri e propri riti di passaggio. Una ragazza che
non si sottopone a questi rituali si sente esclusa dal gruppo.
Peggio: viene considerata una poco di buono.
Mi raccontava un medico che, in Africa, una missione di
suore italiane aveva raccolto delle orfane, dando loro la
possibilità di trovare una nuova casa e un'istruzione.
Naturalmente le suore non praticavano infibulazioni o
clitoridectomie: ebbene, queste ragazze non trovarono più
marito, perché venivano considerate delle poco di buono, quasi
fossero delle prostitute.
Questo episodio la dice lunga sulle difficoltà che incontrano le
organizzazioni nazionali e internazionali come l'Unicef e
spiega anche l'inquietante diffusione delle mulilazioni. Secondo
stime approssimative, in molti Paesi dell'Africa le percentuali
arrivano spesso al 90 per cento della popolazione femminile. La
cosa sorprendente è che non esiste una grande differenza per
quanto riguarda il grado di istruzione, anche se negli ultimi
tempi si è registrato un diverso atteggiamento nelle nuove
generazioni, e una differenza tra campagna e città.
Una lunga battaglia
L'altro fatto sorprendente è che queste tradizioni non sono
legate a una particolare cultura o religione: le mulilazioni
sessuali sono comuni a gruppi musulmani, cattolici, protestanti,