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pegnano solennemente a mantenersi vergini. Mi viene in mente in
proposito un famoso film in cui Anna Magnani, prima di concedere
alla figlia il permesso di uscire con un giovanotto, porta il
malcapitato davanti a un quadro della Madonna, lo fa inginocchiare e gli fa giurare che mai si azzarderà a toccare sua figlia.
Fino a tempi molto recenti, le ragazze non uscivano di sera. E
se lo facevano, venivano accompagnate da madri o da fratelli.
Era impensabile che una ragazza andasse a ballare da sola e
tornasse alle quattro di notte, oppure che partisse per il weekend con il suo amico. Non è che tutte le ragazze arrivassero
vergini al matrimonio, ma le forme andavano rispettate.
Ricordo, del resto, che negli annunci matrimoniali si leggeva
spesso: "Illibata, bella presenza, istruzione elevata..." ecc.
L'illibatezza era un valore di cui vantarsi. Oggi chi penserebbe di
mettere un annuncio del genere? Si rimaneva vergini non solo
per virtù, ma anche perché mancavano le occasioni: infatti per
fare quella certa cosa bisognava avere una casa libera, o
un'automobile, o una camera d'albergo, tutte cose solitamente
irraggiungibili all'epoca. Ed era anche molto complicato
appartarsi in qualche boschetto: per chi viveva in città
scarseggiavano gli anfratti adeguati, per chi viveva in campagna
c'era la paura di essere visti e riconosciuti, in un ambiente dove il
pettegolezzo colpiva come un missile teleguidato. Senza contare i
rischi terrorizzanti di una gravidanza non voluta, in un'epoca
in cui non c'era la pillola e nulla si sapeva del ciclo e dei giorni
fertili.
L'esclusività sessuale
Tutto questo faceva sì che, al di là della difesa dell'illibatezza
della giovane, destinata a garantire la certezza della paternità e
l'orgoglio del futuro marito, si creasse intorno a questo tabù
sessuale una cultura fortemente repressiva, che influenzava
ogni comportamento. L'apparato genitale femminile
d'altronde andava protetto non solo prima del matrimonio
ma, ancor più, dopo. E diventava a volte un'idea fissa,
un'ossessione. Un uomo non era considerato tale se non
difendeva a spada tratta il suo territorio. Se veniva tradito, alle
sue spalle
L'incertezza della paternità
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circolavano battute ironiche e risatine, accompagnate da mimiche
e gesti allusivi. Se la tresca veniva alla luce, doveva reagire. E
reagire "da uomo". Cioè con violenza.
Oggi si pensa al delitto d'onore e alle relative leggi che lo
"giustificavano" come a una barbarie giuridica. E queste leggi
sono state, giustamente, modificate. Vittima però di questa
situazione non era soltanto la donna, ma anche l'uomo che veniva
a trovarsi sotto una pressione ambientale fortissima,
imprigionato dentro una cultura che lo spingeva verso
comportamenti da cui non tutti riuscivano a liberarsi.
Questa difesa estrema della certezza della paternità avveniva (e
ancora avviene) a prescindere dall'effettivo rischio di
fecondazione da parte di un estraneo. Non aveva alcuna
importanza se la coppia fedifraga usava degli anticoncezionali
oppure no: la percezione del tradimento si era spostata dalle
conseguenze dell'atto all'atto in sé. Era cioè passata dalla sfera
della biologia a quella della cultura. Oggi nessun marito tradito
difende più la sua certezza della paternità in senso stretto, ma
difende il suo territorio, il suo possesso, il suo bene,
l'investimento in amore e in emozioni che lo lega alla persona
con la quale ha scelto di vivere tutta la vita. Questo passaggio
dalla biologia alla cultura spiega anche l'evoluzione dei
costumi.
Ricordo quale eco ebbe, negli Stati Uniti, ciò che disse un
giorno la moglie di un presidente americano nel corso di
un'intervista televisiva quando, rispondendo a una domanda,
affermò che la verginità non era più un requisito necessario
per il matrimonio. Molte famiglie tirarono un sospiro di sollievo,
nel senso che una tale affermazione "sdoganava" una pratica di
fatto largamente diffusa. E legittimava, in un certo senso, le
esperienze prematrimoniali. Esperienze per le quali taluni
genitori provavano comunque un senso di disagio.
Le esperienze prematrimoniali sono ormai molto frequenti
nei Paesi occidentali. Negli Stati Uniti l'età del primo rapporto è
oggi mediamente 16 anni, per entrambi i sessi. In Italia, in
base a una ricerca, i giovani che oggi hanno 30 anni hanno
avuto il loro primo rapporto a 17,6 anni (maschi) e a 18,4 anni
(femmine). Per coloro che hanno invece meno di 24 anni, il
