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I modelli della
natura
Ti amerò per
sempre
nitesimali di feromoni (sembra addirittura una sola molecola).
Guidati dalla scia olfattiva, i maschi compiono il loro volo cieco
nella notte verso la femmina che, in alcuni casi, si trova anche a
due chilometri di distanza. Tenuto conto delle dimensioni, è
come se un uomo riuscisse a percepire l'odore di una donna a
quasi duecento chilometri di distanza...
Quindi oggi non sono più gli odori a guidare la specie umana
nei suoi comportamenti di sopravvivenza, in particolare per
quanto riguarda la riproduzione. Gli uomini, diversamente dagli
altri mammiferi, non sanno quando una donna è "in calore": e
quindi al momento dell'ovulazione non si crea una ressa di
maschi eccitati che sgomitano per fecondarla, spinti da un
istintivo impulso biochimico. Tutto questo porta a una
riflessione molto interessante: cioè la possibilità che sia stato
proprio questo uno degli elementi chiave ad aver contribuito al
passaggio dal branco alla tribù.
Sulla nascita delle società umane ne sappiamo ancora troppo
poco per capire come possono essere andate veramente le cose.
Quello che si può fare è ragionare su alcuni dati oggetti-vi e
formulare delle ipotesi. Quello che seguirà è quindi soltanto un
ragionamento che si basa sulle particolari caratteristiche della
nostra specie, caratteristiche che, combinandosi tra loro,
avrebbero potuto dare origine al tipo di struttura che oggi
conosciamo.
Dal branco alla tribù
La specie umana infatti è praticamente la sola che vive al
tempo stesso in gruppo e in coppia fissa. Manca cioè
quell'automatismo che, negli altri mammiferi, spinge il maschio
dominante a fecondare tutte le femmine quando queste spandono
i loro profumi, segnalando il momento della fertilità. La vita di
gruppo, in altre parole, non è continuamente turbata da una
panspermia aggressiva del maschio dominante, il quale, tra
l'altro, sprecherebbe troppe energie sessuali, non potendo
individuare con precisione i pochissimi (solitamente tre) giorni
fertili. Non solo, ma nella specie umana non esiste la "stagio-
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ne degli amori": il ciclo è continuo. Il maschio dominante
dovrebbe quindi sottoporsi a dei tour de force straordinari per
riuscire a possedere in continuazione tutte le donne, giocando a
moscacieca con l'ovulazione.
Questa situazione ha forse permesso la nascita di una
comunità in cui, accanto all'harem del gran capo, potevano
coesistere coppie che si univano allo scopo di procreare e allevare
figli per conto proprio. Quindi un "branco" del tutto anomalo
rispetto ai branchi che esistevano in natura. Non solo, ma con
una marcia in più: quella dell'innamoramento, che creava nel
rapporto di coppia un'attrazione duratura e non solo un breve
incontro. Una vera rivoluzione, insomma.
Quando potrebbe essere avvenuta questa transizione? Non lo
sappiamo. Però è probabile che la nascita del rapporto di
coppia sia stato un fatto non solo culturale, ma anche biologico.
Questo è un aspetto molto importante. Nella nostra specie, infatti,
sono apparse a un certo punto quelle tre caratteristiche
genetiche, uniche tra i mammiferi (ovulazione femminile a ciclo
continuo, estro nascosto e biochimica dell'innamoramento) che,
insieme, avrebbero potuto spingere verso la monogamia. Si sa
che in natura certe caratteristiche genetiche non appaiono per caso
e richiedono tempi lunghi: se si affermano vuoi dire che sono
adattamenti vincenti, generati da una pressione selettiva. Una
pressione che opera solo quando c'è una chiara convenienza. In
altre parole, doveva esserci un notevole vantaggio consentito da
queste nuove caratteristiche biologiche. Quale?
// cervello al rallentatore
Se si guardano gli animali che vivono in coppia, il vantaggio, lo
abbiamo visto, appare evidente: la sopravvivenza dei piccoli.
Perché se si è in due a occuparsi di loro, aumentano notevolmente
le probabilità di sopravvivere. Ma per la specie umana c'è una
ragione in più. Una fortissima ragione in più: l'impossibilità dei
piccoli di badare a se stessi per un tempo estremamente lungo,
a causa della lenta maturazione del cervello.
È forse proprio in questa maturazione del cervello che va
