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sono così facili per il maschio. Perché, dal canto loro, le
femmine hanno una serie di stratagemmi per evitare un
comportamento del genere. Eccone qualcuno.
In molte specie, per accoppiarsi con una femmina il maschio
deve impegnarsi parecchio. Per esempio, ci sono specie in cui
deve prima costruire un nido e mostrarlo alla sua futura sposa.
Se il nido non è soddisfacente, lei sceglie un altro partner.
In altri casi deve imparare a duettare. Questi duetti sono
straordinari, perché il maschio deve riuscire a inserirsi con il
suo cinguettio tra una sequenza e l'altra in modo tale da
eseguire una "canzone" a due. Cosa che richiede tempo. Quindi, se
il maschio decidesse, una volta raggiunto il sospirato
accoppiamento, di volarsene via per fecondare un'altra
femmina, dovrebbe ricominciare tutto da capo: costruire un altro
nido, o imparare una nuova canzone. Nel frattempo, potrebbe
essere stato preceduto da qualche altro concorrente, e
rischierebbe di trovarsi fuori tempo massimo.
Ma ci sono stratagemmi ancora più semplici ed efficaci
adottati dalle femmine di alcune specie: cioè il sincronismo del
periodo fertile. In questo caso, diventano tutte fertili
simultaneamente per un breve periodo. Se il maschio, una
volta fecondata la sua femmina, andasse in cerca di un'altra
uccellina da impalmare, si troverebbe anche qui fuori tempo
massimo.
Tutto questo senza contare che ogni volta dovrebbe vedersela
con altri maschi già accasati e pronti a difendere la loro posizione.
Insomma, a conti fatti conviene accontentarsi di una sola femmina
e cooperare nell'allevamento dei piccoli. Altrimenti, a voler
troppo, si finisce per perdere tutto. Quindi: monogamia.
Il maschio dominante
Tra i mammiferi, invece, la monogamia è molto rara: solo il 3
per cento la pratica. Per esempio, tra i primati solo i gibboni
vivono in coppie stabili e solitarie.
Nella poligamia, come si sa, è un maschio dominante,
selezionato attraverso lotte e tornei, a fecondare il maggior
numero di femmine e quindi ad assicurarsi il maggior numero
di

I modelli della natura

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discendenti. Siccome però la natura fa bene le cose, non è solo
il maschio dominante ad avvantaggiarsi della situazione, bensì
l'intero gruppo. Perché?
Perché i piccoli che nascono ereditano al 50 per cento i geni di
un padre che ha dimostrato di essere il più forte e sano: quindi,
attraverso questa selezione, passano ogni volta alla generazione
successiva i geni del "migliore". La varietà genetica, poi, è
assicurata dal fatto che il restante 50 per cento dei geni è fornito
dalle femmine dell'harem, tutte diverse. Non solo, ma siccome
il maschio dominante non rimane tale in eterno, quando
verrà scalzato da un giovane rampante il pool genetico si
rinnoverà, garantendo così di nuovo un seme maschile
appartenente a un maschio vincente.
Tenendo conto anche di questo aspetto della selezione
genetica, si comprende facilmente perché la poligamia si sia
affermata in natura: è chiaro che le lotte per la supremazia e per
l'accoppiamento sono l'inconsapevole strumento per assicurare la
salute genetica della discendenza. È come se l'intera catena degli
eventi (l'eccitazione provocata dai feromoni femminili, i
combattimenti tra maschi e tutto il resto) fosse teleguidata da un
meccanismo invisibile che premia sempre e soltanto i
comportamenti che assicurano nel modo migliore la
continuazione della vita. E questi comportamenti, non importa
quanto diversi, hanno lo scopo ultimo di far riprodurre coloro
che si sono dimostrati più adatti.
Nel corso dell'evoluzione, infatti, sono scomparsi tutti gli
individui, le specie e i modelli non adatti (o non più adatti)
all'ambiente in cui vivevano, eliminati dal setaccio della
selezione naturale.
In questa prospettiva va probabilmente vista anche la
monogamia. La monogamia si afferma quando rappresenta la
migliore soluzione possibile. Come per esempio nel caso della
volpe. La volpe genera di norma cinque piccoli, che nascono
ciechi e sordi, quindi molto vulnerabili, e deve allattarli senza
interruzione. Per rimanere accanto a loro ha bisogno di qualcuno
che la mitra. Questo fa sì che il maschio collabori e la assista per
assicurare la sopravvivenza sua e dei piccoli. Poi, una volta