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I modelli della natura
svezzati, maschio e femmina si separano. L'anno seguente, il
partner sarà magari diverso. E ricomincerà un'altra sequenza di
vita di coppia. In attesa di una successiva separazione.
Ma non sempre la regola è quella della cooperazione.
Esistono anche tipi di monogamia in cui il maschio non coopera:
l'importante è che il "modello" funzioni e che si riveli adatto
all'ambiente in cui si trova a operare. È il caso, per esempio,
del leopardo. Maschio e femmina stanno insieme solo nel
periodo della riproduzione, poi il maschio se ne va ed è la
femmina, da sola, ad allevare i piccoli.
Insomma l'importante, per la sopravvivenza della specie, è
generare figli e fare in modo che arrivino all'età riproduttiva.
Quale che sia il modello.
I profumi del sesso
Ma come avvengono gli incontri in natura? C'è a questo
punto un discorso assai interessante che riguarda i richiami
usati dai mammiferi durante la stagione degli amori (e che ci
porterà diritti a considerazioni molto intriganti sulla monogamia
umana). Richiami sonori, visivi, ma soprattutto olfattivi.
È ben noto che quando una gattina o una cagnolina entrano in
calore, i maschi arrivano correndo da ogni parte, attratti dal
profumo irresistibile delle femmine che stanno ovulando. I
proprietari di cani sanno che in quel momento è meglio non
andare in giro con una femmina in calore, per evitare
assembramenti e tentativi di accoppiamento estemporanei da
parte di maschi eccitati da questi odori. Si tratta di odori
caratteristi-ci che viaggiano nell'aria e che vengono percepiti a
distanza: sono quelle minuscole molecole di cui spesso si parla,
i feromoni, che fanno scattare nei maschi l'eccitazione sessuale e
provocano le lotte per il possesso delle femmine.
In un certo senso il meccanismo, pur essendo diverso, è
analogo a quello della fame: le molecole odorose del cibo fanno
accorrere gli animali che lottano per essere i primi a mangiare,
o anche per tenere tutto per sé, cacciando via gli altri.
Nei documentari televisivi si vedono spesso i combattimen-
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ti tra maschi per la dominanza, quando arriva la stagione
degli amori. Cervi che si prendono a cornate, montoni che si
prendono a testate, elefanti marini che si scarnificano con le
zanne, giraffe che lottano incrociando il lungo collo, elefanti che
caricano gli avversar! con tutta la loro mole, spingendoli via.
In certe specie, ai perdenti succede una cosa strana: calano gli
ormoni sessuali e quindi diminuisce l'aggressività. In altri casi,
invece, i perdenti vengono cacciati dal branco e tenuti in
disparte. Sono quei giovani che ogni tanto tentano poi di
rientrare sfidando il maschio dominante, con alterne vicende.
Tutto questo porta, nella stragrande maggioranza dei casi, a
strutture sociali di tipo strettamente gerarchico, al cui vertice si
trova l'individuo alfa che ha non soltanto la priorità nel pasto
ma anche la priorità (in teoria l'esclusiva) dell'accoppiamento
con le femmine del branco. Sono cose ben note, ormai, grazie ai
molti splendidi filmati girati dai documentaristi.
Ma c'è un'eccezione, in questo panorama di odori e di
segnali: ed è l'uomo. O meglio, la donna. Nella specie umana,
quando una donna si trova nei giorni fertili dell'ovulazione
(cioè in un periodo equivalente a quello del "calore" nei
mammiferi) non crea ingorghi di maschi intorno a sé. In altre
parole, la donna non manda in giro odori percepibili per
segnalare che è nel periodo in cui può essere fecondata. Ha
l'ovulazione nascosta, o l'"estro" nascosto, come si dice. Come
mai?
Questo è un aspetto davvero intrigante, per le conseguenze
che comporta. Va detto, anzitutto, che nella specie umana il ruolo
degli odori per la sopravvivenza ha perso molta della sua
importanza. Nel corso dell'evoluzione, la parte del cervello
che intercetta e decodifica i segnali olfattivi si è enormemente
ridotta a vantaggio di altre parti, divenute molto più utili. La
sopravvivenza è stata garantita da altre qualità cerebrali, come
l'intelligenza, che hanno largamente compensato la perdita
della sensibilità olfattiva. Del resto anche tra gli animali ci sono
notevoli differenze nella percezione degli odori: per esempio il
babbuino è meno sensibile della cavia, la cavia meno del riccio
ecc. Le farfalle notturne hanno invece una sensibilità incredibile:
le loro antenne ramificate riescono a intercettare tracce infi-
