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Molte osservazioni, fatte direttamente sul campo da psicologi
e ricercatori, confermano per esempio che è ben difficile che ci
si innamori di qualcuno quando si è già innamorati di qualcun
altro: i canali sono occupati, i pensieri sono monopolizzati, non
c'è spazio per sovrapporre un'altra immagine a quella che già
domina.
Bisogna quindi che la mente sia libera, aperta a ciò che
proviene dal mondo esterno. Ma non soltanto: occorre
probabilmente uno stato d'animo speciale, quasi una
predisposizione a essere recettivi a segnali che possono agire come
dei fiammiferi, incendiando un materiale che in quel momento è
infiammabile.
Sei colpi di pistola
Nel campo dell'amore, naturalmente, la variabilità è grande.
Ci sono persone che si innamorano in continuazione, altre che,
dopo un'esperienza bruciante, si chiudono a riccio. Ci sono amori
a prima vista, altri che decollano più lentamente, innamoramenti
teneri, altri passionali. Ci sono individui che "perdono la
testa", rompono con la famiglia e abbandonano moglie (o
marito) e figli, o che provocano addirittura crisi istituzionali, come
Edoardo VIII che rinunciò al trono d'Inghilterra per amore di
Wally Simpson, un'americana divorziata che non poteva
diventare sua moglie per ragioni di Stato.
Il mondo è pieno di amori felici oppure tormentati, di passioni
che possono far volare alto oppure sfociare in veri e propri
drammi. Qualcuno ha detto che l'innamoramento in certi casi è
come una droga, che modifica profondamente il
comportamento, crea una dipendenza, induce a fare
qualunque cosa pur di non perdere la persona amata, e può
portare a drammatiche crisi di astinenza in caso di interruzione
brusca del rapporto, cioè di abbandono.
Le cose si complicano quando l'innamoramento è unilaterale.
L'amore non corrisposto viene vissuto in modo sofferto: a volte
in silenzio, con rassegnazione, altre volte come un'ossessione. Ma
talvolta può esplodere in una vera e propria patologia. Come nel
caso di John Hinckley.