Le molecole di segnalazione redox e il processo di guarigione.pdf

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ml di acqua e pochi milligrammi di cloruro di sodio.
In effetti le sole controindicazioni a questa terapia non riguardano le molecole reattive in
se stesse ma piuttosto la quantità di liquidi (in media circa 2 litri) che è indispensabile
assumere in concomitanza.
Pazienti con insufficienza renale acuta, insufficienza renale cronica in fase terminale
(oligurica), scompenso cardiaco grave, insufficienza epatica grave in fase ascitica, edemi
diffusi e stati anasarcatici di qualsiasi origine, ipertesi gravi con valori pressori non
controllati dalla terapia antiipertensiva sono soggetti con precise controindicazioni a
questa terapia.
Tutti i soggetti che non soffrono di queste patologie possono assumere tranquillamente la
terapia traendone grande beneficio.
La terapia, ripeto, è priva di effetti collaterali indesiderati.
Può inoltre essere associata a tutte le terapie farmacologiche o di altra natura e può essere
associata all’impiego di substrati antiossidanti (ad es. vit. C, vit E, etc.), agendo sinergicamente
con questi e potenziandone gli effetti.
Ma torniamo ai lievi e fugaci disturbi segnalati da alcuni soggetti nel corso della terapia,
solitamente più evidenti, come detto, pochi giorni dopo l’inizio della terapia stessa.
Tali disturbi non necessitano in genere di alcuna terapia farmacologica e regrediscono
spontaneamente nel giro di 2 o 3 giorni, raramente in un periodo di tempo superiore.
È peraltro giustificabile una temporanea riduzione della posologia della terapia con le
molecole reattive e in caso di disturbi particolarmente evidenti non vi è alcuna
controindicazione all’impiego di terapia farmacologica sintomatica.
È singolare il fatto che la sintomatologia riferita spesso “riproponga” in scala ridotta gli stessi
disturbi lamentati prima dell’inizio della terapia e ciò corrisponde perfettamente a quanto si
verifica in corso di terapie termali (la cosiddetta crisi termale) ed ancora nella terapia
omeopatica e nella agopuntura, vale a dire in tutti i casi in cui non si utilizza una terapia
sintomatica, ma si pratica una terapia “di fondo” che preveda di affrontare il problema alla
radice, la causa e non l’effetto.
Non a caso il principio su cui si basa la terapia con queste molecole è lo stesso principio su
cui si basa l’omeopatia: “similia similibus curantur” , i (mali) simili si curano con rimedi
simili (ai mali).
In tal senso la presenza di una riacutizzazione della sintomatologia rappresenta l’evidenza
clinica dell’effetto della terapia con le molecole reattive e deve essere quindi considerata un
segno prognostico favorevole, intendendo con questo una risposta positiva legata alla
attivazione di un processo di autoriparazione cellulare.
La spiegazione di tale fenomeno non è univoca.
È possibile che nei primi giorni di terapia, la terapia stessa (molecole reattive di segnalazione
redox) e/o l’ aumentata produzione di radicali liberi conseguente all’incremento dei processi
di fosforilazione ossidativa a livello mitocondriale non sia adeguatamente bilanciata da un
incremento della produzione degli enzimi deputati al loro smaltimento. E ciò a causa di
danni cellulari da invecchiamento, fenomeni involutivi, patologie che compromettono in
maniera più o meno pesante il corretto funzionamento del metabolismo della cellula che
proprio per tali motivi avrebbe inizialmente una risposta “pigra” alle molecole di
segnalazione redox e sarebbe quindi “lenta” nel ristabilire la corretta omeostasi tra
produzione e inattivazione dei radicali liberi.
Si verrebbe in tal modo a determinare un temporaneo e fugace incremento dello stress
ossidativo, rapidamente superato quando la cellula recupera il suo corretto funzionamento
derivante dall’aumento della produzione di enzimi con funzione antiossidante mediato dalle
molecole reattive di segnalazione.
