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che uomini e donne, parlando, rivelano la propria educazione,
il proprio livello sociale, la propria intelligenza. Molta gente
viene eliminata appena apre bocca.
Iniziare un dialogo è un po' come passare gli "orali". Molti
hanno paura di rompere il ghiaccio, non sanno come avviare
una conversazione e parecchi corteggiamenti non riescono a
superare questo stadio. Esistono dei manuali che suggeriscono
come attaccare discorso, ma offrono solo dei temi, degli
spunti: il fatto è che attraverso il linguaggio si trasmettono
molti segnali inconsapevoli, che rivelano la propria personalità.
Anche sul piano delle emozioni: la modulazione della voce, per
esempio, può rassicurare, calmare, ipnotizzare, come fa uno
strumento musicale, oppure può stridere e provocare una
reazione di difesa.
Come spesso accade, la conversazione avviene su due livelli:
in quello superiore passano le parole, in quello inferiore i gesti, i
pensieri nascosti, le espressioni, che raccontano tutt'altro. In
questa fase è il livello inferiore che dice le cose più importanti,
perché lascia trasparire il modo d'essere, la personalità.
Naturalmente anche gli argomenti sono importanti, ma
stando attenti a non parlare di cose che non interessano il vostro
interlocutore, come un viaggio in Oriente o la descrizione di una
corrida. Molto meglio, invece, spiegare chi siete e interessarvi
del vostro partner. E possibilmente inserire dell'umorismo nella
conversazione: un uomo che sa divertire non solo è più
simpatico, ma lascia presagire un rapporto più disteso. "Un
uomo che mi fa ridere mi ha già conquistata a metà" diceva una
celebre star.
Questa fase della conversazione può durare a lungo, è un test
severo. E solo se si supera questa prova si può passare alla fase
seguente, la quarta, quella di un maggiore avvicinamento. I
segnali sono per esempio la graduale riduzione della distanza,
che può avvenire appunto sporgendosi in avanti. A volte il
primo contatto è indiretto: con una borsa, un ombrello o una
sedia; è un telegramma della propria intenzione di toccare. Il
primo contatto pelle-pelle, magari apparentemente involontario,
è come uno stetoscopio posto sul cuore: permette
L'attrazione
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di capire l'umore. In caso positivo, un sintomo molto eloquente è
l'emergere di tratti infantili nel tono della voce. Il tono
dell'uomo diventa più dolce; la donna comincia a usare le
modulazioni che si hanno con i bambini piccoli; la conversazione
scivola gradualmente verso il contatto fisico. Il toccarsi con
gentilezza rassicura, è un modo per ribadire "non sono
pericoloso". Non per niente la pelle è l'organo di senso più
esteso. il tocco, quindi, ha il duplice ruolo di consentire un
graduale avvicinamento e di favorire l'eccitazione.
Nell'ultima fase le cose di solito vanno alla velocità decisa
dalla donna, è lei che controlla l'uomo con i suoi segnali:
segnali di stop, di attesa o di avanzata, o eventualmente di
retromarcia.
Infinite varianti
Questo schema di corteggiamento, che qui abbiamo
estremamente semplificato, ha com'è ovvio infinite varianti.
Entrano in gioco fattori educativi, emotivi o caratteriali, come
per esempio la timidezza. La timidezza spesso "blocca"
l'iniziativa, riduce la comunicazione e anche la possibilità di
mettere in evidenza i propri lati positivi.
Il professor Philip Zimbardo, della Stanford University,
molto noto per i suoi esperimenti di psicologia sociale, ha creato
una "clinica per i timidi" allo scopo di aiutare coloro che
hanno difficoltà nei rapporti con gli estranei a superare questo
muro della comunicazione, elaborando anche degli "esercizi
pratici". Per esempio: arrivare a un ricevimento e parlare con
persone sconosciute, oppure recarsi in un supermercato e
attaccare bottone con una cliente carina.
Nell'infinito gioco del corteggiamento, del resto, non di rado
è la donna a prendere l'iniziativa. In passato questo sarebbe
parso sconveniente (anche se, in pratica, era sempre lei a
teleguidare l'approccio con il linguaggio degli sguardi); oggi le
cose vanno diversamente.
Ma il corteggiamento può variare molto, a seconda che la
strategia sia di breve o di lungo termine. In altre parole, a se-
