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sonalità. Perché non è solo l'aspetto fisico che può essere
migliorato: attraverso la crescita educativa anche la parola si
abbellisce, diventa più attraente, più seducente e può
contribuire notevolmente a far salire il punteggio individuale.
È quindi con tutto il nostro bagaglio di parole, oltre che di
ormoni e di simmetrie, che ci presentiamo agli altri e che da essi
veniamo osservati e valutati.
Un rapporto a due può nascere, come dicevamo, in modo
inaspettato, in circostanze insolite, oppure può essere frutto di
conoscenze fatte sul luogo di lavoro o in casa di amici. Ma può
anche essere il risultato di un'azione programmata, di un "blitz" là
dove i rapporti possono concretizzarsi più facilmente: per esempio
in un single bar, cioè un bar dove persone sole vanno per incontrare
altri cuori solitali.
Uno psicologo inglese ha ritenuto interessante osservare il
comportamento umano in questi locali, perché sono una specie
di laboratorio dove osservare in diretta come avviene un
corteggiamento. Infatti ogni corteggiamento - ritiene lo
studioso, il dottor David Grivens - attraversa varie fasi, che
rappresentano in pratica una marcia di avvicinamento. Una
marcia cosparsa di ostacoli e di trappole, ma anche di segnali
di incoraggiamento da interpretare e di semafori da rispettare.
Ovviamente la situazione nei single bar è ben diversa da
quella che si verifica in casa d'amici o in una convention
aziendale: perché nel primo caso le persone non si conoscono,
non hanno amicizie comuni, sono "strangers in thè night". Esiste
quindi, soprattutto da parte delle donne, una maggiore
diffidenza iniziale che va superata. Ma al di là di questo aspetto,
la "procedura" è sostanzialmente la stessa: il percorso a tappe
che si deve seguire è abbastanza simile in ogni tipo di
corteggiamento, anche se in questo caso tutto è concentrato. Si
può così osservare dal vivo come si sviluppano certi
comportamenti, come si possono aprire o chiudere certe porte, e
come possono nascere, oppure no, certi feeling.
Il dottor Grivens si è recato quindi per varie sere in questi
bar, in incognito, annotando tutto sul suo taccuino.
Spiando il corteggiamento
Osservando centinaia di approcci e corteggiamenti, ha indi
viduato cinque fasi. La prima è quella in cui ci si fa notare.
L'uomo, per esempio, deve far vedere che è maschio, ma atten
zione - dice Grivens - a non assumere atteggiamenti dominan
ti, perché nel corteggiamento sono essenziali i segnali amiche
voli. Bisogna anzi mostrarsi persine vulnerabili, in modo da
tranquillizzare: tutti i segnali di debolezza, in questa fase, aiutano a
diminuire la paura nell'altro, diventando così più awicinabili. Il messaggio deve dire: "Io non sono pericoloso". Un altro consiglio
è di essere, per quanto possibile, se stessi: imitare Humphrey Bogart non
funzionerebbe. Il corpo comunica involontariamente tramite una grande
quantità di segnali che rivelano la vera personalità e le donne, in
particolare, sono molto brave a leggere questi segnali, come se avessero
un radar.
Se si supera il primo esame, cioè se non si viene scartati, si
entra così nella seconda fase, quella dell'avvicinamento, una
fase che permette di capire se le cose possono andare avanti
oppure no. Gli occhi qui assumono una grande importanza. Se
gli occhi si incrociano e lo sguardo dura più di due secondi,
seguito da un timido abbassarsi degli occhi, significa che c'è
stato un contatto. È un segnale significativo, che permette di
entrare in una nuova fase. Esistono altri segnali che permettono
di intuire se tra due persone sedute davanti al bancone c'è
attrazione, come un certo sincronismo nei movimenti:
ruotando il corpo, per esempio, o facendo gesti analoghi. La
gente che si piace tende ad assumere un ritmo sincrono. Sporgersi
in avanti, in particolare, è un segnale che indica il desiderio di
avvicinamento.
Ci sono naturalmente anche segnali negativi: come tirare
indietro la testa, stringere le labbra, girarsi, o cambiare
completamente posizione. I fortunati in amore sono coloro che
riescono a cogliere all'istante tutti questi segnali e a leggerli sul
loro schermo, mantenendo le antenne sempre in funzione.
Ma viene la terza fase, quella in cui, dopo lo scambio di
segnali, bisogna cominciare a parlare. Ed è la più difficile: per-
